Tanto c’è mamma, tanto c’è papà

Sono sempre stato un ragazzo fortunato.

Ho avuto due genitori straordinari, che mi hanno amato senza riserve e che, lo ammetto, mi hanno anche viziato tanto.

Non sono mai stato uno studente modello: studiavo poco e male, anche all’università. Mi capitava di rimandare gli esami, di combinare qualche marachella, eppure loro non alzavano mai la voce. Mi lasciavano libero, fidandosi di me, e se sbagliavo sapevo che sarebbero stati lì, pronti a sostenermi.

Dentro di me mi ripetevo sempre la stessa frase:

“Tanto c’è mamma, tanto c’è papà.”

Era come un’armatura invisibile che mi proteggeva da tutto. Io pensavo solo a divertirmi. Lo sport era la mia passione: lo snowboard, la neve, le discese infinite… sei mesi all’anno passati a inseguire quella libertà. Il futuro? Non ci pensavo mai troppo, perché sapevo che, qualunque cosa fosse successa, c’erano loro.

Poi, nel 1998, tutto è cambiato.

Perdere mio padre, così giovane, è stato come ricevere un pugno allo stomaco. Una botta fortissima, che non mi aspettavo, che mi ha tolto il fiato. Improvvisamente quella frase che mi ripetevo da bambino non era più completa: c’era solo mamma.

E allora mi sono aggrappato a lei. Mi sono sposato e lei era ancora lì, sempre al mio fianco, pronta a coprire i miei ritardi, le mie distrazioni, i miei errori. Ancora una volta, dentro di me, mi dicevo:

“Tanto c’è mamma.”

Poi è arrivato il 2010.

Quel giorno ho perso anche lei.

E da figlio mi sono ritrovato padre, tutto in un attimo.

Non avevo più scuse. Non c’era più nessuno a coprirmi le spalle. Dovevo rimboccarmi le maniche, crescere davvero, imparare a camminare con le mie gambe.

Sai cosa ho capito, col tempo?

Che i miei genitori non mi hanno lasciato solo.

Mi hanno lasciato qualcosa di molto più grande e prezioso: l’educazione, l’umiltà, il rispetto. Sono stati i semi che loro hanno piantato dentro di me, e che oggi mi permettono di essere l’uomo che sono, il padre che cerco di essere.

E adesso, quando ripenso a loro, non penso più ai vizi o ai regali.

Penso a ogni abbraccio, a ogni volta che mi hanno coperto le spalle, a ogni telefonata che iniziava con un: “Stai bene? Hai mangiato?”.

Piccole cose che allora davo per scontate, ma che oggi riconosco come le vere ricchezze della vita.

Per questo, se stai leggendo e hai ancora i tuoi genitori accanto, ti dico una cosa dal cuore: non lamentarti mai di loro. Non sbuffare se ti chiamano dieci volte al giorno per sapere come stai. Non sentirti soffocato dalle loro attenzioni. Quella voce dall’altra parte del telefono è un dono che un giorno ti mancherà da morire.

Perché arriva un momento in cui quel telefono smette di squillare.

E allora capisci che quelle frasi, quelle preoccupazioni, erano in realtà il più grande atto d’amore che avresti potuto ricevere.

Oggi, se potessi, darei qualsiasi cosa per ricevere ancora una di quelle chiamate.

E mentre scrivo queste righe, dentro di me risuona ancora quella frase che un tempo pronunciavo con leggerezza:

“Tanto c’è mamma, tanto c’è papà.”

Solo che adesso so quanto vale davvero.

✨ “Non dare mai per scontata una voce che ti chiama per sapere se stai bene: un giorno sarà il silenzio a mancarti di più.”

✨ “Il più grande regalo che un genitore lascia a un figlio non sono i beni, ma i valori.”