Ho scritto un libro. E non riesco ancora a crederci.

Ci sono cose che cominci senza sapere dove ti portano. Apri un documento, scrivi una riga, poi un’altra. Non sai se diventerà qualcosa. Non sai se finirà. Sai solo che quella storia deve uscire fuori, che se non la scrivi tu non la scriverà nessuno, e che hai paura di non essere all’altezza.

Ho vissuto così ogni pagina di Il Linguaggio del Vento.

Questo romanzo parla di Ginevra. Mia figlia.

Ginevra ha un ritardo cognitivo, diagnosticato quando aveva tre anni. Ricordo ancora quell’ambulatorio. Le pareti color crema. Le parole del medico — sviluppo, tempi, percorso — che cadevano una ad una nel silenzio. Valentina che stringeva la borsetta sulle ginocchia. Ginevra che non capiva cosa stava succedendo, ma sentiva che sua madre stava trattenendo qualcosa di grosso, e le prendeva la mano.

Da quel giorno ho imparato che certi bambini non hanno bisogno di capire tutto. Basta che sentano.

Ginevra sente tutto.

Gli animali lo sanno prima degli uomini. I gatti le si avvicinano sempre, i cani le appoggiano la testa sulle ginocchia,. E poi ci sono i cavalli. Quando Ginevra è accanto a un cavallo, succede qualcosa che non so descrivere con le parole giuste — e lo dico io, che vengo da una famiglia in cui i cavalli sono una lingua madre. Mio padre ha gareggiato ad altissimo livello, Coppe delle Nazioni, il sogno olimpico. I cavalli li conosco. Ma quello che vedo in mia figlia quando è in sella è qualcosa di diverso. È come se il mondo smettesse di essere complicato.

Ginevra fa salto ostacoli a livello agonistico. Ha vinto gare nazionali. Gare vere, contro avversari che partivano da tutt’altro punto. Ogni volta che la guardo entrare in campo penso alla stessa cosa: che la grinta non si insegna, la tenacia non si allena, e la resilienza non si misura con nessun test.

Lei ce le ha. Le ha sempre avute.

Ho scritto questo romanzo per dirle quello che a voce non riesco a dire abbastanza. Che il suo modo di vedere il mondo non è un difetto. Che le cose che la rendono diversa sono le stesse che la rendono straordinaria. Che cadere — da cavallo come nella vita — non è il contrario di vincere. Fa parte del vincere.

Nel libro Ginevra incontra Tempesta, un purosangue baio scuro con una stella bianca sulla fronte e una ferita che nessun addestratore ha saputo toccare. Ha visto il suo cavaliere cadere in gara e non rialzarsi. Da allora aspetta qualcosa che non arriva. Due mesi all’asta.

Quello che nasce tra loro non è addomesticamento.

È il riconoscimento lento e silenzioso tra due creature che portano dentro le stesse cose rotte e le stesse cose straordinarie.

Ho lavorato a questo libro per mesi. L’ho scritto, riscritto, corretto. Ho curato ogni dettaglio, la formattazione, l’impaginazione, la copertina, la colonna sonora. Sì, c’è anche una canzone. Si chiama Dove Corrono I Sogni ed è su Spotify. La trovi nell’ultima pagina del libro, con un QR code, perché certe storie hanno bisogno di essere ascoltate oltre che lette.

Il romanzo si chiama Il Linguaggio del Vento ed è disponibile su Amazon, ebook e edizione cartacea.

Se hai una figlia, un figlio, un nipote a cui hanno detto troppo presto cosa può e cosa non può diventare, questo libro è anche per te.

Se ami i cavalli, il mondo dell’equitazione, la fatica silenziosa di chi si allena ogni mattina sapendo che gli ostacoli non sono solo quelli nel campo questo libro è anche per te.

Se hai semplicemente bisogno di una storia vera sul coraggio, questo libro è anche per te.

Ma soprattutto è di Ginevra.

È sempre stato suo.

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